Me direction (Direzione me), A.S. 2024/25, a cura della classe 4BL e del Prof. Daniele Consoli. Nel 2025, menzione speciale “Per l’impatto culturale” al Festival Indipendente di Cinema Breve Via dei Corti (sezione corti scolastici), promosso dalle associazioni “Gravina Arte” e “NoName” insieme al Comune di Gravina.
Questo progetto nasce dall’idea che la scuola sia altro che voti, programmi e verifiche. La scuola è una comunità educativa: un luogo in cui si cresce attraverso le relazioni, si costruisce responsabilità e si sviluppa consapevolezza.
Abbiamo scelto di lavorare in questa direzione perché, quando si condivide un fine comune, cambia la qualità dell’impegno. Non si agisce per ottenere un riconoscimento o per distinguersi individualmente, ma per contribuire a un risultato che appartiene a tutti.
È proprio in questo passaggio che accade qualcosa di significativo. Si instaura una relazione diversa da quella ordinaria dell’aula, perché nasce dall’obiettivo comune di fare la cosa giusta e si diventa parte di un gruppo che collabora nella stessa direzione. Si crea uno spazio di fiducia reciproca, una relazione fondata sulla responsabilità condivisa, non sul controllo.
Ed è proprio in queste situazioni che si sviluppa una competenza fondamentale: il problem solving reale. Non teorico, ma concreto. Decisioni da prendere, imprevisti da gestire, soluzioni da individuare insieme. È un’esperienza che abitua a pensare in modo critico, ad adattarsi, a collaborare. Gli studenti non eseguono semplicemente indicazioni: osservano, propongono, sperimentano e verificano sul campo ciò che funziona e ciò che deve essere migliorato. L’apprendimento nasce dall’azione e ritorna all’azione, in un dialogo continuo tra teoria e pratica.
Abbiamo scelto il titolo “Me Direction” consapevoli che non sia una costruzione inglese standard. Abbiamo volutamente sospeso la regola grammaticale per sottolineare il senso del progetto: non “la mia direzione” come possesso, ma “direzione me” come movimento verso la costruzione di sé. L’identità non è qualcosa di dato una volta per tutte, ma un processo dinamico che si forma attraverso il continuo confronto con l’altro da sé: nel dialogo, nello scontro, nell’ascolto, nella differenza, in un percorso di crescita che non significa soltanto aggiungere competenze, ma anche togliere ciò che è superfluo per arrivare all’essenziale.
Uno dei personaggi che la protagonista incontra, la scacchista, pronuncia due battute che sintetizzano il senso del percorso: “Un pedone può diventare regina” e “L’errore fa parte del gioco”. Non sono soltanto frasi narrative, ma chiavi di lettura. Ricordano che ogni crescita è graduale, che anche chi parte da una posizione fragile può trasformarsi e che sbagliare non significa perdere, ma imparare a giocare meglio la propria partita.
Daniele Consoli
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